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Wednesday, 10 November 2010

The Divine Comedy | Canto III | Inferno

"[...] vidi una 'nsegna che girando correva tanto ratta [...]" Dante Alighieri 

 
Canto III

E io ch’avea d’error la testa cinta,
dissi: "Maestro, che è quel ch’i’ odo?
e che gent’è che par nel duol sì vinta?". 33

Ed elli a me: "Questo misero modo

tegnon l’anime triste di coloro
che visser sanza ’nfamia e sanza lodo. 36

Mischiate sono a quel cattivo coro

de li angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro. 39

Caccianli i ciel per non esser men belli,

né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli". 42

E io: "Maestro, che è tanto greve

a lor che lamentar li fa sì forte?".
Rispuose: "Dicerolti molto breve. 45

Questi non hanno speranza di morte,

e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ’nvidïosi son d’ogne altra sorte. 48

Fama di loro il mondo esser non lassa;

misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa". 51

E io, che riguardai, vidi una ’nsegna

che girando correva tanto ratta
,
che d’ogne posa mi parea indegna; 54

e dietro le venìa sì lunga tratta

di gente, ch’i’ non averei creduto
che morte tanta n’avesse disfatta. 57     

In Antinferno are miserably punished the sad souls who lived without infamy and without praise. They are the so-called sloth, souls who didn't work good or bad in life, for the cowardice of their choice.

























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